Guida HACCP
HACCP: cos'è, significato e i 7 principi del sistema di autocontrollo
L'HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points, analisi dei pericoli e punti critici di controllo) è il sistema di autocontrollo che ogni operatore alimentare deve applicare per prevenire i rischi igienico-sanitari. Reso obbligatorio dal Regolamento CE 852/2004, si basa su sette principi e sostituisce il vecchio D.Lgs 155/1997.
Cos’è l’HACCP?
L’HACCP è un sistema di autocontrollo igienico-sanitario che ogni impresa alimentare applica per identificare e tenere sotto controllo i pericoli capaci di rendere un alimento non sicuro. Non è un documento da comprare una volta e archiviare, ma un metodo di lavoro permanente: analizzi le fasi della tua attività, individui dove può nascere un rischio biologico, chimico o fisico e stabilisci come prevenirlo. Il riferimento giuridico in vigore è l’articolo 5 del Regolamento (CE) 852/2004, che ha superato il vecchio D.Lgs 155/1997 senza mai abolire l’obbligo di autocontrollo.
Cosa significa la sigla HACCP?
La sigla è l’acronimo inglese di Hazard Analysis and Critical Control Points, che in italiano si traduce come analisi dei pericoli e punti critici di controllo. Le due metà del nome descrivono il metodo: prima analizzi i pericoli (Hazard Analysis), poi individui le fasi in cui il controllo è essenziale per eliminarli o ridurli a un livello accettabile (Critical Control Points). Il concetto nasce negli anni Sessanta nei programmi di sicurezza alimentare pensati per le missioni spaziali ed è oggi lo standard riconosciuto a livello internazionale dal Codex Alimentarius.
Come funziona il sistema HACCP?
Il sistema funziona come un ciclo continuo di analisi, controllo e verifica applicato alla tua specifica attività. Parti da un diagramma di flusso di tutte le fasi (ricevimento, stoccaggio, preparazione, cottura, conservazione, somministrazione), individui in ciascuna i pericoli, definisci i punti critici di controllo con i relativi limiti, li sorvegli con misure concrete come la misurazione delle temperature e registri ogni operazione per dimostrare che il metodo è davvero applicato. Il piano è specifico per settore: la stessa procedura non vale identica per una pizzeria, una gelateria e una macelleria, perché cambiano gli alimenti trattati e i rischi collegati. Nel ciclo rientrano anche i programmi di prerequisito, come la gestione degli allergeni e il piano di sanificazione, che sostengono i punti critici veri e propri.
Quali sono i 7 principi dell’HACCP?
I sette principi sono fissati dall’articolo 5, paragrafo 2, del Regolamento (CE) 852/2004 e vanno applicati nell’ordine indicato. La tabella riassume ciascun principio con quello che comporta nella pratica; l’approfondimento operativo fase per fase è nella pagina dedicata ai 7 principi dell’autocontrollo.
| N. | Principio (art. 5 Reg. CE 852/2004) | Cosa comporta nella tua attività |
|---|---|---|
| 1 | Analisi dei pericoli | Identificare ogni pericolo biologico, chimico o fisico da prevenire, eliminare o ridurre a un livello accettabile |
| 2 | Punti critici di controllo (CCP) | Individuare le fasi in cui il controllo è essenziale per eliminare o ridurre un rischio |
| 3 | Limiti critici | Fissare per ogni CCP i valori che separano l’accettabile dall’inaccettabile (temperatura, tempo, pH) |
| 4 | Sorveglianza | Stabilire e applicare procedure di monitoraggio efficaci nei CCP |
| 5 | Azioni correttive | Definire cosa fare quando un CCP risulta fuori controllo |
| 6 | Verifica | Controllare con regolarità che le misure funzionino davvero |
| 7 | Documenti e registrazioni | Tenere registri adeguati alla dimensione dell’impresa per dimostrare l’applicazione |
Chi è obbligato all’HACCP?
All’HACCP è obbligato ogni operatore del settore alimentare che interviene in una fase successiva alla produzione primaria: produzione, trasformazione, distribuzione, somministrazione, vendita, trasporto e deposito. Rientrano quindi bar, ristoranti, pizzerie, negozi di alimentari, laboratori artigianali, mense e ambulanti. Restano fuori dall’obbligo formale la produzione primaria per uso domestico privato e la fornitura diretta di piccoli quantitativi dal produttore al consumatore finale, disciplinata dal diritto nazionale e regionale. Per verificare con precisione la tua posizione consulta la pagina su chi è obbligato all’autocontrollo.
Che rapporto c’è tra HACCP e manuale di autocontrollo?
Il manuale di autocontrollo è il documento che mette per iscritto il tuo sistema HACCP: i due termini non sono sinonimi, ma facce dello stesso obbligo. Il metodo è l’insieme dei sette principi; il manuale di autocontrollo HACCP è la loro traduzione documentale, richiesta dal principio (g) su documenti e registrazioni adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa. Accanto al manuale esiste un secondo obbligo autonomo, la formazione degli addetti tramite un corso HACCP valido nella tua regione: l’attestato non sostituisce il manuale e viceversa, e in sede di controllo ufficiale la ASL verifica entrambi. La documentazione vive solo se i registri sono compilati giorno per giorno.
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Domande frequenti
Cosa vuol dire la sigla HACCP?
HACCP è l'acronimo inglese di Hazard Analysis and Critical Control Points, cioè analisi dei pericoli e punti critici di controllo. È il metodo con cui un'impresa alimentare individua i pericoli per la sicurezza degli alimenti e stabilisce dove e come tenerli sotto controllo.
L'HACCP è obbligatorio per legge?
Sì. L'articolo 5 del Regolamento (CE) 852/2004 impone a ogni operatore del settore alimentare successivo alla produzione primaria di predisporre, attuare e mantenere procedure permanenti basate sui principi HACCP. È esclusa solo la produzione primaria per uso domestico privato.
Il D.Lgs 155/1997 è ancora in vigore?
No. Il D.Lgs 155/1997 è stato abrogato dal D.Lgs 193/2007. L'obbligo di autocontrollo non è però sparito: il riferimento giuridico attuale è il Regolamento (CE) 852/2004, direttamente applicabile in Italia.
Quanti sono i principi dell'HACCP?
I principi sono sette, elencati all'articolo 5, paragrafo 2, del Regolamento (CE) 852/2004: analisi dei pericoli, individuazione dei punti critici di controllo, limiti critici, sorveglianza, azioni correttive, verifica e documentazione.
Fonti
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