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Shelf life alimenti: studio di conservabilità e definizione della scadenza

La shelf life alimenti è la durata di conservazione entro cui un prodotto resta sicuro e conforme ai criteri di legge. Lo studio di shelf life serve quando devi definire il termine minimo di conservazione o la data di scadenza con basi scientifiche, in particolare per gli alimenti pronti a rischio Listeria.

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Che cos’è la shelf life alimenti?

La shelf life è il periodo di conservazione entro cui un alimento, mantenuto nelle condizioni previste, resta sicuro e conforme ai criteri di legge. In pratica è la vita commerciale del prodotto: parte dalla produzione o dal confezionamento e finisce quando scade il termine che tu stesso hai fissato in etichetta.

Non è un dato di comodo: dietro quella data deve esserci una base oggettiva. Per gli alimenti deperibili la shelf life microbiologica dimostra che, fino all’ultimo giorno di validità, i patogeni non superano i limiti dei criteri di sicurezza alimentare del Regolamento (CE) 2073/2005. Il caso più delicato è la Listeria monocytogenes negli alimenti pronti al consumo (RTE), perché è un patogeno capace di moltiplicarsi anche a temperatura di frigorifero. In etichetta questa durata si traduce in due diciture diverse: il termine minimo di conservazione (TMC, “da consumarsi preferibilmente entro”) per i prodotti stabili, e la data di scadenza (“da consumarsi entro”) per quelli molto deperibili sul piano microbiologico.

Quando serve uno studio di shelf life?

Serve ogni volta che devi assegnare una durata a un alimento deperibile e non hai un dato scientifico che la giustifichi. È lo strumento con cui trasformi una scadenza “stimata” in una scadenza dimostrabile davanti a un controllo ufficiale.

Lo studio diventa di fatto necessario quando produci un alimento pronto che costituisce terreno favorevole alla crescita della Listeria e vuoi applicare il limite di 100 ufc/g invece del più severo “assenza in 25 g”. Rientrano in questa condizione, per esempio, i prodotti a umidità e pH non protettivi come salmone affumicato, prodotti gastronomici pronti, insalate confezionate di IV gamma, formaggi a pasta molle, piatti pronti refrigerati. Il Regolamento distingue gli alimenti in base alla loro capacità di sostenere la crescita del patogeno:

Categoria di alimento pronto (RTE) Limite Listeria Serve uno studio di shelf life?
RTE che favoriscono la crescita di Listeria 100 ufc/g durante la shelf life Sì, per applicare i 100 ufc/g invece dell’assenza in 25 g
RTE che non favoriscono la crescita 100 ufc/g durante la shelf life Spesso no: la non crescita è già dimostrata dalle caratteristiche
RTE per lattanti e a fini medici speciali Assenza in 25 g Non applicabile: vige il criterio più severo

Il Regolamento considera automaticamente non favorevoli alla crescita i prodotti con pH e attività dell’acqua (aw) sufficientemente bassi, oppure con una shelf life molto breve, nell’ordine di pochi giorni. Le soglie combinate esatte di pH e aw sono fissate nell’Allegato I del Regolamento: vanno verificate sul testo vigente e sulle caratteristiche reali del prodotto, perché è proprio questa classificazione a determinare quale limite si applica. Fuori da questi casi, se vuoi il limite quantitativo la crescita va studiata. Se hai dubbi su come classificare il tuo prodotto, una consulenza HACCP aiuta a inquadrare la categoria corretta prima di commissionare le analisi.

Come funziona il challenge test?

Il challenge test è una prova di laboratorio in cui il prodotto viene inoculato con una quantità nota di Listeria e poi conservato nelle condizioni previste, per misurare se il patogeno cresce, sopravvive o decresce fino alla fine della shelf life. Simula in modo controllato il caso peggiore, cosa che il semplice esame del prodotto non permette di fare.

Il metodo di riferimento è l’EURL Lm Technical Guidance Document, il documento del laboratorio di riferimento dell’Unione europea allineato alla norma EN ISO 20976-1. Lo studio di conservabilità si articola su due approcci complementari:

  • Durability study (studio di durabilità): si analizza il prodotto come è, senza aggiungere microrganismi, per osservare l’evoluzione naturale della carica lungo tutta la conservazione. È utile quando la contaminazione naturale è sufficiente a leggere l’andamento.
  • Challenge test: si inocula un pool di ceppi di Listeria adattati al freddo, si conserva il prodotto secondo il profilo di temperatura ragionevolmente prevedibile in distribuzione e uso domestico, e si campiona a intervalli fino a fine shelf life. Il risultato quantifica il potenziale di crescita (in unità logaritmiche) e dice se il prodotto rispetta i 100 ufc/g.

L’esito è un dato che puoi mettere agli atti del tuo autocontrollo: dimostra all’Autorità competente che la durata dichiarata è sostenibile. Attenzione al momento: dal 1° luglio 2026 il Regolamento (UE) 2024/2895 richiede studi validati (challenge test o modelli predittivi riconosciuti) per applicare il limite di 100 ufc/g anche nella fase sotto il controllo del produttore. In assenza di questa dimostrazione scatta il criterio dell’assenza in 25 g.

Chi deve definire la scadenza?

La scadenza la definisce l’operatore del settore alimentare che produce o confeziona l’alimento, non il laboratorio e non l’ASL. Sei tu, come OSA, a fissare il TMC o la data di scadenza e a rispondere della loro correttezza.

Il laboratorio ti fornisce i dati; la responsabilità della durata dichiarata resta tua. Per questo la scadenza va costruita su prove documentate e non su prassi consolidate del settore o su ciò che fa il concorrente. La sequenza operativa è concreta:

  1. Classifica il prodotto: alimento pronto o no, favorevole o non favorevole alla crescita di Listeria.
  2. Definisci le condizioni reali di conservazione e uso (temperatura, confezionamento, gestione domestica prevedibile).
  3. Commissiona lo studio di shelf life adeguato (durability study e/o challenge test).
  4. Fissa TMC o data di scadenza in base ai risultati e archivia lo studio nel piano di autocontrollo.
  5. Riverifica quando cambi ricetta, processo, packaging o fornitore, perché la durata validata non è più garantita.

Se stai avviando la produzione o devi rivedere una scadenza già in etichetta, richiedi un preventivo per le analisi: definiamo insieme quali prove servono, il numero di lotti da testare e i tempi del laboratorio per arrivare a una data difendibile.

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Domande frequenti

Cos'è lo studio di shelf life di un alimento?

È l'insieme delle prove che stabiliscono per quanto tempo un alimento resta sicuro e conforme nelle condizioni di conservazione previste. Comprende lo studio di durabilità sul prodotto tale e quale e, dove serve, il challenge test con inoculo controllato per verificare il comportamento della Listeria monocytogenes fino alla fine della shelf life.

Quando è obbligatorio il challenge test per la Listeria?

Nessuna norma impone il challenge test come adempimento in sé. Diventa però necessario quando produci un alimento pronto che favorisce la crescita della Listeria e vuoi applicare il limite di 100 ufc/g: dal 1° luglio 2026 il Regolamento (UE) 2024/2895 richiede studi validati per dimostrarlo, altrimenti si applica il criterio più severo dell'assenza in 25 g.

Qual è la differenza tra durability study e challenge test?

Il durability study (studio di durabilità) analizza il prodotto come è, senza aggiungere microrganismi, per osservare l'evoluzione naturale della carica durante la conservazione. Il challenge test inocula un pool di ceppi di Listeria adattati al freddo per simulare il caso peggiore e misurare se il patogeno cresce, sopravvive o decresce.

Chi definisce la data di scadenza di un alimento?

La definisce l'operatore del settore alimentare che produce o confeziona l'alimento. È l'OSA a fissare il termine minimo di conservazione o la data di scadenza sulla base di dati oggettivi, e a dimostrare all'Autorità competente che entro quella data il prodotto resta conforme ai criteri di sicurezza del Regolamento (CE) 2073/2005.

Che differenza c'è tra TMC e data di scadenza?

Il termine minimo di conservazione (TMC, da consumarsi preferibilmente entro) indica fino a quando l'alimento mantiene le sue proprietà se ben conservato, ma resta commestibile oltre. La data di scadenza (da consumarsi entro) riguarda gli alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico e ne segna il limite oltre il quale non vanno consumati né venduti.

Marco Rossi — Tecnologo alimentare (TODO: nome reale, ordine professionale e n. iscrizione)

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