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Analisi acqua potabile: quando serve, chi la deve fare e i parametri

Analisi acqua potabile: la legge (D.Lgs 18/2023) richiede che l'acqua usata in un'attività alimentare rispetti i valori di parametro. Chi si approvvigiona da un pozzo o da una fonte autonoma è considerato gestore e deve farla analizzare da un laboratorio accreditato ACCREDIA, verificando che Escherichia coli ed enterococchi risultino 0 in 100 ml.

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Quando serve l’analisi dell’acqua potabile?

L’analisi serve ogni volta che la tua attività usa acqua per lavorare, lavare gli alimenti, preparare impasti o come ingrediente, e devi dimostrarne la potabilità. È indispensabile se ti approvvigioni da un pozzo o da una fonte autonoma, ma la responsabilità resta tua anche quando sei allacciato all’acquedotto: il D.Lgs 18/2023 ti rende garante dell’acqua nel punto in cui la usi.

Il decreto disciplina le acque destinate al consumo umano, recepisce la Direttiva (UE) 2020/2184 e abroga il precedente D.Lgs 31/2001. La novità principale è l’approccio basato sul rischio: la potabilità non si valuta più solo con una tabella di valori, ma lungo tutta la filiera, dalla captazione fino al rubinetto della tua cucina o del tuo laboratorio.

Chi ha un pozzo è obbligato all’analisi?

Sì. Chi si approvvigiona da un pozzo privato o da una fonte autonoma e fornisce acqua nell’ambito di un’attività alimentare è considerato gestore ai fini del D.Lgs 18/2023, con l’obbligo di garantire che l’acqua rispetti i valori di parametro tramite un programma di controllo conforme. L’acqua di pozzo non è potabile per il solo fatto di provenire dal sottosuolo: contaminazioni fecali, nitrati, metalli o infiltrazioni possono renderla inadatta al consumo.

Per questo il prelievo e le prove vanno affidati a un laboratorio accreditato ACCREDIA, che segue metodi di prova validati. Se non sai se la tua fonte rientri tra gli approvvigionamenti autonomi o come impostare il programma di controllo, un tecnico può inquadrare la tua posizione in una consulenza HACCP con sopralluogo, così che l’acqua rientri correttamente nel piano di autocontrollo.

Analisi acqua potabile: quali parametri si controllano?

I due parametri microbiologici fondamentali sono Escherichia coli ed enterococchi intestinali, che devono risultare assenti: 0 in 100 ml. Sono indicatori di contaminazione fecale e il loro superamento comporta una non conformità diretta, senza margini legati alla valutazione del rischio. A questi si aggiungono i parametri chimici dell’Allegato I, che il decreto ha aggiornato e ampliato.

Parametro Categoria Valore di parametro
Escherichia coli Microbiologico (Parte A) 0 in 100 ml
Enterococchi intestinali Microbiologico (Parte A) 0 in 100 ml

Sul fronte chimico, il D.Lgs 18/2023 ha introdotto o rivisto diversi parametri rispetto alla norma previgente:

  • PFAS (sostanze perfluoroalchiliche);
  • bisfenolo A;
  • clorato;
  • acidi aloacetici;
  • microcistina-LR;
  • uranio.

I valori limite dei singoli parametri chimici sono fissati nell’Allegato I del decreto: fatteli indicare nel referto e verifica con il laboratorio accreditato quali determinazioni servono per la tua fonte, perché il profilo analitico cambia tra un acquedotto e un pozzo.

Ogni quanto va ripetuta l’analisi dell’acqua?

La frequenza dipende dal volume di acqua fornito e dal programma di controllo definito dalla Regione o dall’ASL competente nel recepimento del D.Lgs 18/2023, non da un intervallo unico valido per tutti. Le frequenze dei parametri microbiologici fondamentali, Escherichia coli ed enterococchi, non sono riducibili in base alla valutazione del rischio: restano un presidio fisso.

In pratica devi concordare il calendario dei prelievi con l’ASL e con il laboratorio, tenendo conto della natura della fonte e della quantità di acqua che usi. Un cambio di captazione, un intervento sull’impianto o un risultato non conforme fanno scattare controlli aggiuntivi. Per impostare il quadro delle prove e ricevere i tempi e i costi effettivi, puoi partire da un preventivo per le analisi e allineare il piano dell’acqua al resto del tuo autocontrollo.

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Domande frequenti

L'acqua del mio pozzo è potabile senza analisi?

No. L'acqua di un pozzo o di una fonte autonoma non è automaticamente potabile: va analizzata da un laboratorio accreditato ACCREDIA. Chi la usa in un'attività alimentare è considerato gestore ai sensi del D.Lgs 18/2023 e deve dimostrare il rispetto dei valori di parametro dell'Allegato I.

Quali parametri rendono l'acqua non conforme?

La presenza di Escherichia coli o di enterococchi intestinali, che devono risultare 0 in 100 ml, indica contaminazione fecale e comporta una non conformità diretta. A questi si affiancano i parametri chimici dell'Allegato I del D.Lgs 18/2023, i cui valori vanno verificati sul referto del laboratorio.

Ogni quanto va ripetuta l'analisi dell'acqua?

La frequenza dipende dal volume di acqua fornito e dal programma di controllo definito dalla Regione o dall'ASL competente nel recepimento del D.Lgs 18/2023. Le frequenze dei parametri microbiologici fondamentali non sono riducibili in base alla valutazione del rischio. Concorda il calendario dei prelievi con l'ASL e con il laboratorio.

Chi è responsabile dell'acqua nella mia attività?

Sei tu, come operatore del settore alimentare. Il D.Lgs 18/2023 introduce l'approccio basato sul rischio dalla captazione al rubinetto: chi fornisce acqua nell'ambito di un'attività alimentare è tenuto a garantire la conformità dell'acqua nel punto in cui viene usata, non solo a monte.

Marco Rossi — Tecnologo alimentare (TODO: nome reale, ordine professionale e n. iscrizione)

Pubblicato il · Verificato il

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